Archivi tag: argentina

ATM: Dellai e Berasi alla ricerca di alibi

chaco1Le dichiarazioni dell’onorevole Dellai e dell’ex assessore Berasi, dopo la bufera addensatasi sui vertici della Trentini nel mondo che coinvolge la responsabilità di alcuni funzionari provinciali e di Ciro Russo sulla poco trasparenza e completezza dei bilanci di cooperative in Argentina ed in Paraguay ipotizzando un danno erariale di 4,5 milioni di euro, ci inducono a fare alcune prime considerazioni.
La Berasi sostiene di aver svolto i controlli dovuti con il massimo rigore, mentre Dellai dice che si sono fatte cose buone, come se questo bastasse a giustificare i fatti che la Corte dei Conti contesta.
Per quanti hanno visitato per motivi di studio e non per turismo alcune cooperative in Argentina ed in Paraguay dirette dalla Trentini nel mondo a nome della Provincia l’intervento della Corte dei Conti appare non come una sorpresa ma come un atto dovuto e per alcuni versi anche in ritardo.
Dal 2008 il nostro gruppo chiedeva, anche con manifestazione e volantinaggi informativi e di denuncia (portando perfino le capre in piazza Dante), che la Giunta provinciale e i diretti interessati facessero chiarezza su come venivano utilizzate le risorse per interventi a favore dei discendenti trentini nel mondo.
In particolare, la nostra attenzione si concentrava sul Frigorifico o Macello nel Chaco Argentino dove erano state spese somme ingenti a fronte di ricadute quasi nulle sul territorio, facendo fede alle dichiarazioni dello stesso Ciro Russo che dichiarava come 2.500.000 euro erano stati spesi per una fabbrica nel deserto. E come dalle 300 capre al giorno se ne macellavano 170 alla settimana creando un passivo amministrativo annuale fino alla recente chiusura del Frigorifico.
Abbiamo spesso ricordato e chiesto trasparenza sul progetto della fabbrica di riciclaggio della plastica di Luque in Paraguay, dove, gli operai di origine trentina sono stati licenziati perché chiedevano il rispetto delle leggi sui minimi salariali originando un contenzioso Sindacale e di Governo che ha multato Ciro Russo e la Cooperativa, ora fallita. Una fabbrica costata oltre 700.000 euro alle casse provinciali che è passata in gestione ad una Società senza conoscere quali vantaggi siano stati riscontrati per gli emigranti trentini.
Da parte della Giunta e dell’assessore all’emigrazione abbiamo assistito ad una chiusura ermetica e al rifiuto a fornire dati capaci di fugare ogni dubbio con un atteggiamento che a nostro avviso contrasta con la cultura trentina che trova le sue radici non solo nello spirito autonomista ma anche nel pluralismo e nella trasparenza nella gestione della cosa pubblica.
Ci siamo sempre chiesti il motivo per cui Dellai continuasse ad avere questo atteggiamento di chiusura informativa sui finanziamenti nel Chaco. Quanto emerso dall’indagine della Corte dei Conti è una prima risposta che inchioderebbe l’ex presidente Dellai alle pesanti responsabilità politiche che questa vicenda comporta sia per l’immagine del Trentino ma anche per il futuro dei finanziamenti alla cooperazione internazionale.
Non va dimenticato che qualche anno fa Dellai ha usato le polemiche sul Chaco per finanziare esclusivamente la Trentini nel mondo, mettendo di fatto in difficoltà l’Unione delle Famiglie operante nel settore emigrazione che proponeva un modello alternativo di intendere gli aiuti puntando sui micro progetti capaci di coinvolgere le popolazioni locali, indigeni compresi, anziché su opere mastodontiche, teorizzate a tavolino, che poi si trasformano, come nel caso del Frigorifico in cattedrali nel deserto.
Crediamo sia diritto di ogni cittadino conoscere come vengono spesi e utilizzati i soldi a sostegno degli emigrati trentini e ribadiamo la richiesta affinché gli aiuti e i dati relativi agli stanziamenti, ai progetti, ai resoconti dettagliati e certificati siano pubblicati sul sito della provincia in modo per sapere come vengono spesi i soldi della collettività.
Non avendolo fatto, quanto sostenuto da Dellai e dalla Berasi appare come un tentativo di crearsi un alibi per sfuggire alle loro pesanti responsabilità politiche che vanno oltre gli omessi controlli.
p. gli Amici del Sudamerica
Ezio Casagranda
Ferruccio Bolognani
Gianna Copat
Luca Pelizzari
Carlos Marascalchi
Miguel Fernandez

Lettere dal Chaco. Dellai batti un colpo

Gli articoli del 4 e 7 dicembre 2011 del giornale NORTE di Resistencia hanno evidenziato le problematiche (nascoste) del Frigorifico di Pampa del Infierno patrocinato dal coordinatore dei progetti della Provincia per il Sud America e sponsorizzati dalla Trentini nel mondo. Si sono spesi oltre 10 milioni di euro senza dare effettivo beneficio agli emigranti di origine trentina, anzi creando disoccupazione e operai in sciopero per avere lo stipendio (come si può leggere in precedenti articoli di denuncia della situazione).
Ciro Russo è intervenuto per difendere il suo operato.
Mai il silenzio sarebbe stato opportuno per non compromettere le relazioni Trento – Resistencia. Purtroppo la forma polemica della sua intervista ha creato una catena di reazioni, l’ultima del 7 dicembre credo sia opportuno che venga letta in attesa dell’evolversi della situazione che può compromettere altre iniziative e rendere difficile la gestione di chi con gennaio 2012 succederà a Ciro Russo.
Ferruccio Bolognani

Di seguito riportiamo le due lettere inviate da Ferruccio a Dellai ed al Consiglio Provinciale.

Ai consiglieri membri della Giunta Provinciale di Trento
Lorenzo Dellai, presidente
Alberto Pacher, vice presidente
Marta Dalmaso, assessore istruzione
Alessandro Olivi, assessore economia
Mauro Gilmozzi, assessore enti locali
Tiziano Mellarini , assessore foreste e turismo
Ugo Rossi, assessore alla salute
Franco Panizza, assessore alla cultura
Lia Giovanazzi Beltrani, assessore alla convivenza

in questa prima comunicazione riporto alcuni articoli del DIARIO NORTE di Resistencia e un chiaro commento del Centro Mandela, quando ancora c’erano speranze per il Frigorifico

Questi articoli provocheranno (dopo un mese) una polemica di Ciro Russo contro il Governo del Chaco che biasimo e che compromette le buone relazioni tra Trento e Resistencia, perché il problema degli emigranti non deve essere coinvolto in una iniziativa commerciale ed industriale
presentata per solecitare l’appoggio della PAT al Progano, Una iniziativa che doveva essere soppesata da un “professional” e non da una persona che non aveva competenze e professionalità.
Eppure, nel 2004 aveva dichiarato al Diario Norte che il Frigorifico era una cattedrale nel deserto costata gia 2.500.000 dollari.
Forse da allora si potevano evitare altri milioni di spesa se si fosse esaminato il problema e non si fossero firmati protocolli e visite della Quarta Coimmissione che aveva visto il folclore delle feste e creduto alle lucciole, senza esaminare i bilanci della Cooperativa Trento Chaqueña ora in fallimento perché, come ha detto Hugo Zurlo, non si finanzia una Cooperativa che produce ogni anno delle perdite.
Un saluto. Ferruccio Bolognani

Ai consiglieri membri della Giunta Provinciale di Trento
Lorenzo Dellai, presidente
Alberto Pacher, vice presidente
Marta Dalmaso, assessore istruzione
Alessandro Olivi, asessore economia
Mauro Gilmozzi, assessore enti locali
Tiziano Mellarini , assessore foreste e turismo
Ugo Rossi, assessore alla salute
Franco Panizza, assessore alla cultura
Lia Giovanazzi Beltrani, assessore alla convivenza

questa seconda comunicazione riporta articoli del DIARIO del 4 e 7 dicembre 2011 con breve traduzione e commento

Mentre ho seguito con interesse il convegno dei Consultori in Cile come forma di risarcimento morale agli errori di Trento per l’emigrazione del 1952 ed ho gioito nel leggere la relazione di Gardumi e vedere le foto del soggiorno formativo dei giovani in Brasile con la Giordani sono amareggiato nel presentare alla Giunta ciò che si legge nel Diario di Resistencia perché non onora il comportamento del responsabile dei progetti della PAT.
Ricordo che Enrìzo Casagranda ha più volte denunciato le problematiche connesse al Frigorifico di Pampa del Infierno senza avere risposte che evitassero la conclusione umiliante fra polemiche e rinunce.
Mi auguro che la PAT non finanzi più opere che danno una immagine industriale e commerciale, che non è opportuna per una associazione che deve seguire problematiche culturali e sociali e sostenere
l’iniziativa autonoma degli emigranti nelle forme di cooperazione da loro scelte e non imposte.

Un cordiale saluto. Ferruccio Bolognani

La vicenda di Ciro Russo della Trentini nel Mondo rinviato a giudizio un Paraguay

Riportiamo volentieri l’intervista a Ferruccio Bolognani pubblicata sul gironale online L’Italiano.it a cura di Febo Cioni

In questi giorni la stampa ha pubblicato la notizia che Ciro Russo, ex coordinatore delle iniziative della Provincia autonoma di Trento per il Sud America, è rinviato a giudizio dalla Magistratura del Paraguay. È legittima una difesa della associazione Trentini nel mondo che per 18 anni è stata beneficiata dalla presenza di questo ex sindacalista per i suoi numerosi Circoli, ma per avere una cronistoria della situazione ho incontrato Bolognani, un personaggio che si è sempre battuto per una trasparenza degli interventi economici della Provincia.
Ferruccio Bolognani ha percorso per 50 mesi i 10 Paesi del Sud America scrivendo tre libri come reportage ed ha tenuto conferenze in alcune Università ed in Circoli italiani del Brasile, Cile, Paraguay e Argentina. Conosce le problematiche dell’emigrazione ed ha sostenuto l’importanza dell’autonomia delle comunità all’estero per coordinare attività culturali ed assistenziali anche con i contributi delle rispettive Province italiane.
Questo non sembra avvenire per i trentini in Argentina, Paraguay e Uruguay coordinati per le loro iniziative da un inviato dalla Provincia di Trento, e non dal Consultore che la rappresenta. Inoltre, la Federazione dei Circoli di Argentina, dopo molti anni, non è più riconosciuta dalla Associazione madre di Trento. Queste interferenze hanno creato un certo disagio perché i contributi milionari della Provincia sono stati indirizzati a Cooperative “grandiose” ma con ricadute economiche insignificanti per gli emigranti. Chi ha reagito o criticato queste iniziative è stato emarginato. Fra gli altri Elisabetta Deavi, una donna che in Paraguay ha cercato e scoperto centinaia di famiglie di origine trentina e che nel 2004 era stata nominata Consultore, una figura di Ambasciatrice per la Provincia Autonoma di Trento.
Va bene tutto questo, ma che cosa c’entra Ciro Russo, dipendente della Trentini nel mondo e rappresentante della Provincia per il Sud America?
Bolognani: Sembra che a Ciro Russo abbiano dato fastidio certi controlli che Elisabetta Deavi esercitava per verificare la trasparenza dell’impiego dei contributi per il Paraguay. Una “questio” che a Trento non era stata risolta e che ha portato l’assessore Berasi a limitare le funzioni del Consultore, ma solamente per il Paraguay. Limitazioni che hanno indotto Ciro Russo a screditare la Deavi annunciando che lei non era più Consultore, anche se a luglio era stata invitata a partecipare alla riunione della Consulta a Trento per il settembre del 2005.
In effetti sette presidenti di Circoli Trentini del Paraguay il 1° agosto 2005 avevano scritto a Dellai per la nomina di un nuovo consultore, di origine del Paraguay, e per l’allontanamento di Beltrán, un argentino, che dalla sede della Trentini nel mondo di Luque aveva compiuto atti incompatibili con la Legge del Paraguay.
Bisogna ricordare che il 20 luglio 2005 gli stessi rappresentanti dei Circoli avevano scritto a Dellai, presidente della Provincia; alla Berasi, assessore all’emigrazione ed a Pisoni, presidente della Trentini nel mondo, preannunciando una denuncia alla Magistratura di Anibal Beltrán per una serie di “delitti”. Denuncia rientrata per l’intervento di Ciro Russo che aveva regolato alcuni sospesi rimborsando dei danni patiti dai trentini.
Ma perché con delibera della Giunta della Provincia il 26 agosto 2005 a Elisabetta Deavi viene tolto l’incarico di Consultore?
Si suppone che la lettera del 1° agosto dei sette presidenti dei Circoli, che facevano riferimento a Ciro Russo, abbia indotto la Berasi a proporre tale delibera che non consentiva alla Deavi, giunta a Trento da Asunción, di partecipare alla riunione dei Consultori per leggere personalmente la sua relazione annuale.
Elisabetta Deavi rientrata in Paraguay riceve attestati di stima da parte del vicepresidente della Repubblica, di molte personalità e di emigranti che si affiliano alla Unione delle Famiglie trentine evidenziando una frattura fra i Circoli che sostengono Ciro Russo, ritenuto responsabile della divisione.
Non solo, il TAR ridona pieno titolo alla Deavi che nel 2006 partecipa alla Consulta a Trento, mentre anche il Consiglio di Stato non accoglie il ricorso della Provincia.
Perché alla Deavi non si permette di esercitare le sue funzioni di Consultore?
La sua posizione diventa delicata perché non è riconosciuta dai Circoli trentini che fanno riferimento a Ciro Russo. Quando nel marzo del 2007 anche il Difensore Civico, Borgonovo, invita la Provincia a mediare per una ricomposta convivenza, Ciro Russo consegna un appello firmato da 150 trentini per esonerare Elisabetta Deavi dall’incarico di Consultore. Questo avviene il 5 aprile del 2007.
Ma perché la Deavi contesta il documento con 150 firma e il 3 dicembre del 2007 presentato una denuncia contro Ciro Russo?
Perché Elisabetta Deavi, per salvare la sua onorabilità, ha fatto una indagine per capire le ragioni di un documento firmato da 150 trentini del Paraguay, quando da mesi lei si guardava bene da fare interventi come Consultore dopo il suo reintegro stabilito dal TAR nel giugno 2006. E così ha scoperto che molte firme erano falsificate, altre doppie e diverse appartenente a minori e a cittadini argentini.
Quali sono state le conseguenze per Ciro Russo?
Diverse testimonianze hanno chiarito che le firme erano state estorte oltre che da Ciro Russo anche da due dipendenti della Trentini del mondo con sede a Luque, che le ottenevano su fogli in bianco come una sottoscrizione per avere sussidi o borse di studio per i figli. Alcuni hanno asserito di aver ricevuto minacce perché se non avessero firmato la Provincia interrompeva gli aiuti ai Circoli trentini. Acclarato questa situazione ecco che contro Ciro Russo è stato spiccato un mandato di cattura.
Però risulta che l’imputato abbia ottenuta la revoca e abbia agito liberamente.
Ciro Russo ammette che tale libertà sia costata circa 60.000 euro come cauzione quando non poteva più inquinare le prove. Tuttavia, senza osservare la prassi di rapporti diplomatici, ci sono state pressioni dirette della Trentini nel Mondo e dell’assessore all’emigrazione per cancellare le accuse contro Ciro Russo con petizioni dirette al Presidente della Repubblica del Paraguay ed alla Magistratura ipotizzando la cancellazione di contributi economici per gli emigranti.
La direttrice della Trentini nel mondo afferma che la Magistratura si sta “rimpallando” la vicenda dal 2007 e spera faccia il suo corso.
Credo che tutti si augurino che Ciro Russo sappia giustificare il suo comportamento e ne esca pulito anche per fare onore alla Provincia ed alla Trentini nel mondo. Non ci rimane che attendere il corso della Magistratura del Paraguay che, al momento, lo ha rinviato a giudizio. Di certo qualche riflessione dovrebbe essere fatta: la prima che il “buon senso” avrebbe evitato la divisione dei trentini in Paraguay; la seconda che non si può colpevolizzi Elisabetta Deavi se ha cercato di salvaguardare la sua onorabilità, che è riconosciuta in molte Istituzioni del Paraguay. Con il senno di poi si doveva ascoltare il Difensore civico Borgonovo che nel marzo del 2007 invitava alla prudenza ed alla mediazione.

Ferruccio Bolognani risponde

Il termine di denuncia attribuitomi negli articoli relativi alla inchiesta della Magistratura sugli interventi della PAT nel Chaco, mi sta bene se viene inteso come seguito a numerose lettere e documenti che ho indirizzato al presidente Dellai, agli uffici dell’emigrazione e, in mancanza di risposte dirette, agli articoli pubblicati sulla stampa locale ed internazionale. Non ultimo ad alcuni miei interventi nella Sala Rosa della Regione nell’ottobre 2008 e luglio 2009, presente il vicegovernatore del Chaco mentre Dellai si è assentato.
 

Una denuncia che risale ad un dossier presentato a tutti i Consiglieri della Provincia nel luglio del 1999, quando l’allora assessore all’emigrazione aveva ignorato le mie segnalazioni. Allora focalizzavo perplessità raccolte nei miei soggiorni in Argentina per scrivere uno dei miei tre libri come reportage dall’America latina visitata per circa 59 mesi.
 

Ho visto documenti e sentito testimonianze che si domandavano perché alcuni finanziamenti della Provincia, specialmente nel Chaco, non raggiungevano le finalità preposte. Nel 2004, dopo le dichiarazioni fatte dal responsabile degli interventi della PAT che «2.500.000 dollari erano serviti per costruire una cattedrale nel deserto» l’impresa commerciale ed industriale della Cooperativa trentina responsabile del Frigorifico, per macellare le capre, era fallita.
 

Ma nel 2005 l’allarme di un giornalista era stato deriso e squalificato. I numerosi articoli apparsi sulla stampa locale nel 2005 da parte del comitato Sentimento trentino, composto da emigranti di ritorno, sono stati ignorati. La Quarta Commissione che ha visitato il Chaco, distratta da ricevimenti e feste folcloristiche, non ha rilevato alcunché di preoccupante.
 

Che la situazione fosse preoccupante si è fatta chiara con la chiusura del Frigorifico nel 2007 e 2008 quando gli operai sono rimasti senza lavoro ed il passivo è stato cancellato dalla PAT e dal governo del Chaco. Nell’accordo secretato nel gennaio del 2009, Dellai ha firmato con il vicegovernatore del Chaco un programma per fare rinascere l’attività industriale e commerciale del Frigorifico inserita nel Progano, un progetto del governo di Resistencia.
 

Ma dopo 10 mesi l’allarme segnalato dal Centro Mandela, un organismo dei diritti dell’uomo che si interessa delle attività anche a beneficio degli indios del Chaco, dimostra che si macellino 200 capre alla settimana al posto delle 300 quotidiane, numero indispensabile per sostenere il commercio. Nonostante questo fallimento alcuni giornali del Chaco riferiscono l’ottimismo del vicegovernatore convinto di interventi milionari in euro della PAT per altre iniziative.
 

Recentemente un Comitato di amici del Sud America ha fatto volantinaggio per denunciare la poca trasparenza degli interventi della Provincia, perché il governatore Dellai non li vuole ricevere per ascoltare la testimonianza di quanto hanno visto nel Chaco.
 

Tutti siamo convinti che la PAT con contributi mirati possa migliorare certe situazioni di disagio sociale e culturale per discendenti di emigranti sconfitti da situazioni politiche o crisi economiche; assista  gli anziani bisognosi e offra borse di studio agli studenti. Ma rigettiamo progetti faraonici che non rientrano nello spirito di cooperazione adatto per gruppi di famiglie che con prestiti d’onore, contributi o elargizioni possono escludere l’assistenzialismo per attività onorevoli, come suggerisce il premio Nobel Muhammad Ynus. Progetti che molto bene svolgono i missionari e che potrebbero essere di esempio. Come molte Province che considerano una risorsa gli emigranti professionalmente preparati per assistere e coordinare iniziative localmente necessarie.
 

La Magistratura ha forse letto le perplessità e le denunce espresse negli articoli. I politici avrebbero dovuto ascoltare le persone informate per un confronto. Altrimenti i cittadini tolgono quella fiducia che avevano riposto.
 

Ferruccio Bolognani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La democrazia richiede trasparenza

chacofotoAnche oggi, 3 novembre 2009 gli amici del Sudamerica hanno distribuito davanti alla alla provincia di Trento, in piazza dante, in occasione della riunione del Consiglio Provinciale l’ennesimo volantino di protesta contro questa arroganza del potere provinciale che non trova uguali in Italia.
Una protesta che portiamo avanti da mesi senza che da parte della Giunta o dell’assessore all’emigrazione vengano risposte chiare o disponibilità al confronto.
I motivi sono tutti inerenti la situazione nel Chaco ed alla nostra continua richista di aavere trasparenza nei finanziamenti che la provincia stanzia per l’emigrazione e per la cooperazione internazionale.
Nel volantino di oggi si aggiunge anche la protesta contro la legge provinciale che CANCELLA IL DIRITTO DI ASSOCIAZIONE PER GLI EMIGRATI TRENTINI NEL MONDO.
Infatti dal 1 novembre 2009 l’associazione Unione delle Famiglie Trentine non potrà più ricevere i finanziamenti per le attività a favore degli emigrati trentini. Una scelta che ferisce gravemente la nostra democrazia e la stessa cultura trentina che trova le sue radici non solo nello spirito autonomista ma anche nel pluralismo e nella trasparenza della cosa pubblica.
Una legge che cerca di cancellare non solo una voce critica, ma anche un modo alternativo di intendere gli aiuti agli emigranti. Un modello che punta sui micro progetti e capaci di coinvolgere le popolazioni locali, indigeni compresi, anziché su opere mastodontiche, teorizzate a tavolino, che poi si trasformano, come nel caso del Frigorifico in cattedrali nel deserto.
Quindi, anche se da questa giunta provinciale sembra essere sorda a qualsiasi voce che non sia di semplice e indiscusso assenso alle sue scelte, noi non ci stancheremo di denunciare questo vergognoso silenzio che, come una cappa IMPENETRABILE, soffoca qualsiasi possibilità di conoscere la verità.
Gli amici del sudamerica

Chiediamo un incontro con il Presidente Kessler

KesslerPATEgregio Signor
Dott. Gianni Kessler
Presidente del Consiglio Provinciale
Via Manci, 27
38100 TRENTO

Egregio Presidente,
alcuni di noi erano presenti alla cerimonia di apertura della mostra sui diritti umani in Argentina, nella Sala Rappresentanza della Regione ed abbiamo condiviso ed apprezzato il Suo intervento; certamente non può esserci democrazia senza la verità. Purtroppo anche in Italia, nonostante sia considerato un Paese democratico, permangono ancora ombre inquietanti…stragi sulle quali, come Lei ha ricordato, non si è ancora fatta luce.
Anche in Trentino, terra di pacifica convivenza dove da millenni si esercita l’autodeterminazione e la sovranità del popolo, dobbiamo impegnarci per raggiungere un grado maggiore di partecipazione popolare (democrazia appunto) e di trasparenza delle istituzioni affinché i giovani ed i cittadini non si allontanino ancor di più dalla politica e si affermi un senso diffuso e generalizzato di sospetto e muta rassegnazione.
Noi Amici del Sudamerica abbiamo portato avanti con questo spirito la nostra mission anche dopo il nostro ultimo incontro presso Palazzo Trentini lo scorso 20 febbraio 2009 ed abbiamo continuato a chiedere fiduciosi un incontro al Presidente Dellai che fino ad oggi non ha ancora fissato.
Nel frattempo abbiamo incontrato anche l’Assessore alla convivenza e solidarietà internazionale Lia Beltrami Giovanazzi, alla quale abbiamo riferito le nostre impressioni e riflessioni. L’Assessore, al corrente di molti aspetti legati ai progetti di cooperazione allo sviluppo in Sud America e condividendo la necessità di dare ampia diffusione ai dati relativi ai finanziamenti pubblici, ha accolto la nostra richiesta di farsi portavoce delle nostre istanze al Presidente Dellai, ossia la pubblicazione sul sito della Provincia dei bilanci dei progetti a favore degli emigrati trentini in Sud America, la convocazione di una conferenza dell’emigrazione alla quale sia garantita pari opportunità di partecipazione a tutte le realtà coinvolte, l’incontro con il Presidente Dellai.
Intanto continuano a giungere dall’Argentina notizie che confermano le reali difficoltà in cui sembra essere immerso il Frigorifico di Pampa de l’Infierno, con il Vice governatore che dispone (impone) che le mense pubbliche debbano cucinare carne di capre due volte alla settimana, nel disperato tentativo di trovare un mercato alternativo e dare sollievo alle finanze del progetto.
Ancora una volta siamo a chiederLe un incontro per poter approfondire questi temi.
In attesa di cortese risposta, ringraziamo fin d’ora per la consueta attenzione.
Cordiali saluti
per gli Amici del Sud America
Ezio Casagranda, Gianna Copat, Silvana Bertona, Claudia Nardon, Renza Bertolini, Omar Serra.

Trento, 5 ottobre 2009

Non c’è verità senza trasparenza

chaco2Domani gli amici del sud America saranno di nuovo in piazza per dare seguito alla battaglia per la trasparenza sugli aiuti trentini al Chaco.
Nei giorni scorsi il presidente del consiglio provinciale, in occasione del convegno sui diritti umani in Argentina, portando il saluto del consiglio provinciale ha ricordato, riferendosi ai desaparecidos argentini, che la ricerca della verità è condizione indispensabile per la democrazia e quindi per la giustizia e che anche in Italia la verità su alcune stragi non vuole venire a galla e quindi questa ricerca della verità accomuna i due popoli.
Prendiamo a prestito le parole di Kessler per richiamare l’attenzione della stampa locale e del consiglio provinciale sulle vicende del Chaco sul quale noi, piccola associazione, da mesi stiamo chiedendo trasparenza e verità su come vengono utilizzati i finanziamenti della PAT in quella provincia.
Certo non vogliamo paragonare le situazione del Chaco con le drammatiche vicende causate dalla dittatura o dal silenzio dei servizi segreti, ma con la nostra richiesta di trasparenza vogliamo ricordare che, per noi, i diritti umani sono violati anche dove le persone muoiono per denutrizione o condannate a situazioni disumane di mera sopravvivenza. E questa è la drammatica situazione della popolazione indigena, ma non solo indigena, nel Chaco argentino, alla quale i progetti di cooperazione della Provincia di Trento mirano a dare almeno parziale risposta.
Per questo ribadiamo con forza le parole del presidente Kessler quando dice che non c’è giustizia senza la verità, non c’è verità senza la conoscenza.
Oggi nel nostro piccolo continuiamo la nostra denuncia per fare luce sull’impenetrabile burocratico che il presidente Dellai si ostina a mantenere tale!
Nello stesso tempo rivolgiamo la richiesta al presidente del consiglio Giovanni Kessler affinché faccia sentire la sua voce anche con Dellai chiedendo verità e trasparenza anche sui finanziamenti nel Chaco e sulle condizione di fame e miseria a cui sono condannati gli indigeni di quella martoriata provincia.

Amici del Sud America

Trento, 30 settembre 2009